Oratorio Salesiano Chioggia

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Beato da un anno, presenza viva

Dopo la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II «in qualche modo si è sprigionata una sorgente di gioia che ha portato a tantissime iniziative», mentre continuano le «grazie» che i fedeli attribuiscono a papa Wojtyla. E tra queste «grazie» ci potrebbe già essere il «miracolo» che, se riconosciuto tale dalla Chiesa potrà portare alla canonizzazione del Pontefice polacco. Parola di monsignor Slawomir Oder, postulatore della causa che ha portato papa Wojtyla all’onore degli altari: è lui la personalità ad aver seguito più da vicino tutte le procedure che, precisamente un anno fa, hanno condotto alla cerimonia con cui Benedetto XVI ha iscritto il suo immediato predecessore nell’albo dei beati. Per Oder, che a Roma presiede il Tribunale di Appello del Vicariato, il “lavoro” su Giovanni Paolo II non è quindi finito il 1° maggio 2011. Anzi.

Monsignore, quali sono questi segni di gioia sprigionati dalla cerimonia di un anno fa?
Già ci sono state delle parrocchie intitolate al beato in Polonia ma anche in America latina. Innumerevoli poi sono state le Messe di ringraziamento. Questo per quanto riguarda l’aspetto liturgico. Un fenomeno molto particolare è stato poi quello della <+corsivo>Peregrinatio<+tondo> della reliquia del beato.

Quando è iniziata?
La prima “uscita” è stata alla Gmg di Madrid, dove è stato portato il reliquiario con il sangue del Santo Padre che ha "accompagnato" i giovani. Poi da lì è iniziato un lungo itinerario che ha visto le reliquie visitare le diocesi di Messico, poi di Colombia, di Nigeria e anche italiane. Queste tappe sono un occasione per richiamare il pensiero e il messaggio di vita di Giovanni Paolo II.

Oltre all’aspetto devozionale e liturgico, quali sono stati i frutti spirituali di cui lei è stato testimone in quest’anno?
Continuano, e credo continueranno, ad arrivare nel mio ufficio notizie di grazie ricevute per intercessione del beato. Continua ininterrotto infatti il flusso di fedeli che vanno a pregare sulla tomba del Santo Padre e invocano la sua intercessione. E, come postulatore, sono il depositario delle testimonianze delle tante grazie ricevute. Una di queste grazie, anche se è prematuro indicare quale, potrà naturalmente - ci sono segnalazioni molto interessanti in questo senso - essere quella buona per poter dare inizio ad un processo che porti al riconoscimento del secondo miracolo necessario per la canonizzazione.

Quali sono i passi per poter vedere papa Wojtyla venerato come santo?
Come è noto la Chiesa per procedere alla canonizzazione richiede che venga riconosciuto un miracolo attribuito all’intercessione del nuovo beato. E in questo non ci sono scadenze né tempi minimi di attesa. Posso dire che in questo momento sono in attesa della documentazione che riguarda alcune delle grazie di cui parlavo prima. In alcuni casi sono state già avviate delle indagini mediche. Ma si tratta di indagini previe e quindi non si può assolutamente parlare della scelta di un caso specifico. Comunque i casi interessanti che meritano un approfondimento sono stati già segnalati.

Quanti sono?
Quelli che attualmente sembrano più interessanti sono tre o quattro.

In questo anno le è capitato di rilevare obiezioni o incontrare atteggiamenti critici nei confronti del beato?
La beatificazione è un atto definitivo e da parte mia quello che ho riscontrato è gioia e gratitudine per questo dono.

In quest’anno cos’è che l’ha personalmente colpita in modo particolare?
Devo dire che un esperienza molto suggestiva è quella legata alla presenza della reliquia di cui ho parlato prima. È un elemento molto forte che parla anche con eloquenza simbolica. Il reliquiario infatti ha la forma di un libro aperto, riporta le parole di inizio pontificato - «Nolite timere!» cioè «Non abbiate paura!» - e contiene un’ampolla di sangue. Ebbene le emozioni che suscita questa presenza sono impressionanti. Ad esempio ho assistito alla scena di un anziano che vedendo la reliquia ha esclamato con gioia: «ecco caro vecchio amico ci rivediamo di nuovo!». E questo per me è un segnale molto bello che la presenza di Giovanni Paolo II è oggi percepita come una presenza viva, molto cordiale, amichevole. Così come rimane vivo il messaggio della sua vita spesa per la Chiesa, nel segno dell’amore di Cristo e nell’affidamento alla Madonna.

Lei diceva delle grazie. Quante sono e da dove vengono?
Sono ormai decine i casi segnalati dai Paesi più vari del mondo. Soprattutto europei, come Polonia, Italia e Spagna, ma anche delle Americhe, come gli Stati Uniti, Messico, Colombia e Brasile.

C’è qualcosa che l’ha stupita in modo particolare e che forse non si attendeva in quest’anno?
È certamente una piacevole sorpresa questa vicinanza con cui la gente percepisce la presenza di Giovanni Paolo II. Una presenza che non è più fisica, nello spazio, ma esprime l’amore da lui seminato durante la vita.

FONTE: www.avvenire.it

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