Oratorio Salesiano Chioggia

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Commento 2° di Pasqua - 15/04

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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[Commento di Mons. Roberto Brunelli - diocesi di Mantova] "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo". Sono le parole dell'apostolo Tommaso, quando gli altri gli raccontarono del Risorto comparso in mezzo a loro: lo narra il vangelo di oggi (Giovanni 20,19-31), che continua con quanto accadde otto giorni dopo, quando "i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: ‘Pace a voi!'. Poi disse a Tommaso: ‘Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco: e non essere incredulo, ma credente!'".
Tommaso è l'umanissima voce di tutti noi, che vorremmo dare alla fede il fondamento scientifico delle prove verificabili; vorremmo poter vedere e toccare con mano quanto la fede propone di credere, e non scioglie i nostri dubbi l'assicurazione del Risorto al suo umanissimo discepolo: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". La fede non contraddice la scienza ma non è la scienza, proprio perché riguarda realtà che vanno oltre quelle sperimentabili e si offrono a chi apre mente e cuore ad accogliere quanto la scienza non potrà mai dimostrare. E tuttavia la misericordia di Dio non lascia senza umani sostegni chi è disposto a valutare onestamente, senza pregiudizi, le ragioni della fede: quanti segni, quanti indizi intorno a noi ne manifestano la bontà, la bellezza, la ragionevolezza! Tra gli altri se ne possono ricordarne due, che fanno riflettere chi scrive e forse anche chi legge.
Il primo è dato dallo stuolo di uomini e donne che la fede, solo la fede ha fatto vivere al limite dell'umana perfezione. Sono i santi: da pregare, ma soprattutto da imitare da parte di chi vuole esprimere il meglio di sé, di chi vuole fare della propria vita non un cumulo di fallimenti o di banalità, ma un capolavoro. Anche chi non crede è portato ad ammirare i santi per l'umana grandezza del loro coraggio, talora attestato sino al martirio, della loro generosità, nello spendersi totalmente per gli altri: viene allora da chiedersi chi o che cosa ha dato loro le motivazioni per comportarsi così.
Una seconda ragione, tra quante sostengono la fondatezza della fede, è l'esistenza stessa della Chiesa. In duemila anni essa è andata costantemente espandendosi, malgrado le persecuzioni, le tenaci opposizioni, gli errori di chi era designato a guidarla, l'opacità quando non la malizia di tanti dei suoi stessi componenti. Duemila anni, durante i quali essa ha visto tramontare tante ideologie avverse e cadere tanti regimi che parevano invincibili. La Chiesa non ha eserciti, né polizia, non è composta né tantomeno guidata da supereroi e anzi mostra ad ogni passo la sua umana fragilità: se ciò nonostante è ancora qui, una ragione ci dev'essere, e non può essere altra se non la volontà di Chi l'ha fondata. Proprio l'odierno brano del vangelo di Giovanni riferisce che, comparendo ai suoi discepoli dopo la risurrezione, tra l'altro Gesù ha detto: "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". E prima di tornare al Padre suo ha aggiunto: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,20). Non l'ha detto a uomini di genio o campioni di coraggio e fedeltà; l'ha detto a semplici pescatori, che qualche giorno prima l'avevano rinnegato o abbandonato, e lo ripete da duemila anni, a uomini e donne che nel complesso non sono migliori di loro. Se la loro debolezza, i loro tradimenti e le forze avverse non hanno prevalso, non si vede quale spiegazione possa darsi al di fuori del fatto che sopra di loro, a tenerli in piedi, c'è Lui, che proprio per questo può rinnovare anche oggi l'invito: "Non essere incredulo, ma credente!".

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