Oratorio Salesiano Chioggia

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Commento 2° quaresima - 04/03

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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Gesù porta i tre discepo­li sopra un monte alto.
La montagna è la terra dove si posa il primo raggio di sole e indugia l'ultimo, la terra che si innalza nella luce, la più vicina al cielo, quella che Dio sceglie per parlare e rive­larsi. Infatti lassù appaiono Mosè ed Elia, gli unici che han­no veduto Dio. E si trasfigurò davanti a loro. Il Vangelo non evidenzia nessun particolare della trasfigurazione, se non quello delle vesti diventate splendenti.
Ma se così luminosa è la ma­teria degli abiti che coprono il corpo, quale non sarà lo splendore del corpo? E se co­sì è il corpo, cosa sarà del cuo­re? È come quando il cuore è in festa e la festa si comunica al volto, e di festa sono anche i vestiti.
Pietro ne è sedotto, prende la parola: che bello essere qui! Facciamo tre capanne. L'en­tusiasmo di Pietro, la sua e­sclamazione stupita: che bel­lo! ci fanno capire che la fede per essere pane, per essere vi­gorosa, deve discendere da u­no stupore, da un innamora­mento, da un «che bello!» gri­dato a pieno cuore. Ciò che seduce Pietro non è l'onnipo­tenza di Dio, non lo splendo­re del miracolo, il fascino dell'infinito, ma la bellezza del volto di Gesù. Quel volto è il luogo dove è detto il cuore, il suo cuore di luce; dove l'uomo si sente finalmente a casa: qui è bello stare! Altrove siamo sempre lontani, in viaggio. Il nostro cuore è a casa solo accanto al tuo. Il Vangelo della Trasfigurazione mette ener­gia, dona ali alla nostra spe­ranza: il male e il buio non vin­ceranno, non è questo il de­stino dell'uomo. Alimenta un pregiudizio sulla bontà del­l'uomo, un pregiudizio posi­tivo: Adamo ha, o meglio, è u­na luce custodita in un guscio di creta. La sua vocazione è li­berare la luce.
Avere fede è scoprire, insieme con Pietro, la bellezza del vi­vere, ridare gusto a ogni cosa che faccio, al mio svegliarmi al mattino, ai miei abbracci, al mio lavoro. Tutta la vita pren­de senso e si illumina. Ma questo Vangelo ci porta una notizia ancora più bella: la tra­sfigurazione non è un evento che riguarda Gesù solo, al quale noi assistiamo da spet­tatori. È un evento che ci ri­guarda tutti, al quale possia­mo e dobbiamo partecipare.
Il volto di Gesù sul monte è il volto ultimo dell'uomo, è il presente del futuro. È come sbirciare per un attimo dentro il Regno, vederlo come una forza possente che preme sul­la nostra vita, per trasformar­ci, per aprire finestre di cielo. Il Vangelo di domenica scor­sa chiedeva: convertiti. La conversione è come il movimen­to del girasole, questo girarsi verso la luce. Il Vangelo di que­sta domenica offre il risultato: mi giro e trovo il sole, sono ir­radiato, mi illumino, mi imbe­vo e godo della luce, il simbo­lo primo di Dio.

Padre Ermes Ronchi

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