Oratorio Salesiano Chioggia

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Commento 4° quaresima - 18/03

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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In questo brano Giovanni ci consegna il nucleo in­candescente del suo Van­gelo: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. È il versetto centrale del quar­to Vangelo, il versetto dello stupore che rinasce ogni vol­ta, ad ogni ascolto. Il verset­to dal quale scaturisce la sto­ria di Dio con noi. Tra Dio e il mondo, due realtà che tutto dice lontanissime e diver­genti, queste parole traccia­no il punto di convergenza, il ponte su cui si incontrano e si abbracciano finito ed in­finito: l'amore, divino nel­l'uomo, umano in Dio. Dio ha amato: un verbo al passa­to, per indicare un'azione che è da sempre, che continua nel presente, e il mondo ne è intriso: «immersi in un mare d'amore, non ce ne rendia­mo conto» (G. Vannucci). Noi non siamo cristiani perché a­miamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Tanto da dare suo Figlio: Dio ha considerato ogni no­stra persona, questo niente cui ha donato un cuore, più importante di se stesso. Ha amato me quanto ha amato Gesù. E questo sarà per sem­pre: io amato come Cristo. E non solo l'uomo, è il mondo intero che è amato, dice Ge­sù, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazio­ne tutta. E se Egli ha amato il mondo, anch'io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza. Terra a­mata.
Dio ha tanto amato, e noi co­me lui: «abbiamo bisogno di tanto amore per vivere bene» ( J. Maritain). Quando amo in me si raddoppia la vita, au­menta la forza, sono felice. O­gni mio gesto di cura, di tene­rezza, di amicizia porta in me la forza di Dio, spalanca una finestra sull'infinito. «È l'a­more che fa esistere» (M. Blon­del).
A queste parole la notte di Ni­codemo si illumina. Lui, il fa­riseo pauroso, troverà il co­raggio, prima impensabile, di reclamare da Pilato il corpo del crocifisso.
Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vi­ta. A Dio non interessa i­struire processi contro di noi, neppure per assolverci nel­l'ultimo giorno. La vita degli amati non è a misura di tri­bunale, ma a misura di fiori­tura e di abbraccio. Cristo, ve­nuto come intenzione di be­ne, sta dentro la vita come datore di vita e ci chiama ad escludere dall'immagine che abbiamo di Lui, a escludere per sempre, qualsiasi inten­zione punitiva, qualsiasi pau­ra. L'amore non fa mai pau­ra, e non conosce altra puni­zione che punire se stesso.
Dio ha tanto amato, e noi co­me Lui: ci impegniamo non per salvare il mondo, l'ha già salvato Lui, ma per amarlo; ci impegniamo non per con­vertire le persone, ma per a­marle. Se non per sempre, al­meno per oggi; se non tanto, almeno un po'. E fare così

Autore: Ermes Ronchi

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