Oratorio Salesiano Chioggia

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Dall'evento all'accompagnamento

Circa ottanta persone hanno partecipato all’incontro proposto dalla Caritas Diocesana svoltosi a S. Anna domenica 19 febbraio. Si trattava di ripercorrere e di valutare le proposte formative che si sono succedute in ogni parrocchia della Diocesi da ottobre in poi sul significato della Caritas. Uno sguardo che ha dato la possibilità di completare gli incontri programmati con altri momenti di informazione ed elaborazione progettuale. A questo primo sguardo si sono aggiunte poi le considerazioni riguardanti la strutturazione territoriale che la Caritas si sta dando in Diocesi: Centri di Ascolto, Fondo di Solidarietà, Emergenza Profughi e altre situazioni che interpellano le nostre comunità come domanda e richiesta di intervento della Caritas nel nostro contesto diocesano ecclesiale e civile.

È emersa nuovamente la fatica di passare da una visione della carità individuale, fatta di buone azioni, emotivamente coinvolgente, ad una visione/impostazione della carità vissuta come comunità. Per dirla in altri termini, dall’evento all’accompagnamento. In questo il cambio di mentalità non sarà facile e nemmeno breve: si tratta di superare tutta una serie di “resistenze” che abbiamo ereditato anche da un’ormai ‘vecchia’ concezione della carità. Cosa significa allora essere presenza Caritas nelle nostre comunità? Significa interpellare i presbiteri, coinvolgerli in percorsi, cammini, proposte di piccoli significativi segni nella comunità. Si inizia normalmente con il Centro di Ascolto, luogo che cronologicamente dà l’avvio ad una presenza Caritas. È il Centro di Ascolto (parrocchiale e vicariale) che coinvolge la comunità a ‘leggere’ le povertà che interpellano le parrocchie. Unitamente alla strutturazione dei Centri di Ascolto è emerso il bisogno/ desiderio di formazione. Formazione significa lettura, studio, confronto. Testo base che andremo a proporre per gli operatori Caritas sarà “40 anni di Caritas” edito dalle EDB e consegnato come strumento principale di formazione e di confronto.

Poi ci sono le emergenze. Oggi la Caritas è impegnata nelle emergenze legate alla presenza profughi del nord Africa, nei lavori alternativi alle pene detentive, al tema drammatico del lavoro che sta diventando ‘emergenza sociale’. Su questo non è possibile semplicemente far finta che le cose vadano come prima. Rispondere a questi drammi attraverso dei gesti/segno, incentivando i Fondi di Solidarietà, dando una struttura accessibile a tutti con il Microcredito, indirizzare le situazioni più a rischio verso i Fondi Antiusura… questo è compito di una Chiesa attraverso la Caritas, strumento e organismo pastorale. Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, la coltivazione della dimensione ecclesiale e della formazione spirituale. Su questo aspetto ci si è dato ulteriore spazio e tempo di riflessione iniziando già con un momento più meditativo domenica 11 marzo, data del nostro secondo appuntamento. Incontro positivo quindi, anche se non ci siamo nascosti problemi e difficoltà in questo ‘ministero della carità’ che vuol essere il volto di una Chiesa attenta e partecipe delle vicende umane sullo stile della “Gaudium et Spes”. Ci ritroveremo ancora per parlare, discutere anche, per illustrare le nostre zone d’ombra e le nostre incompiutezze nell’agire caritativo. Intanto proseguiamo nella convinzione che una carità attuata nei gesti, nelle azioni verso chi nella vita fa più fatica è una delle modalità più significative del nostro ‘essere chiesa’.

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