Oratorio Salesiano Chioggia

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Educare è cosa di cuore

Che cosa vuol dire educare? L'ho chiesto a Silvia!

Nella vita ho studiato giurisprudenza, mi sono laureata qualche anno fa, eppure - a memoria - da almeno cinque anni, la parola "educatrice" rientra nelle mie giornate come compagna di viaggio in alcuni contratti lavorativi, nelle "definizioni" date all'interno dei gruppi parrocchiali, nel descrivere molte delle attività che faccio coi più giovani, quasi come tratto distintivo della mia vita. "Ormai basta che si faccia qualcosa coi ragazzi e si chiamano tutti educatori" mi fa notare, con un pizzico di fastidio, una ragazza che da poco ha finito la facoltà di scienze dell'educazione e ha il titolo di "educatore professionale". Non posso darle torto. E' un termine usato sovente e, spesso, un po' a sproposito. Mi appassiona stare coi giovani, stare con chi ha bisogno di essere ascoltato per poter scoprire, o riscoprire con lui, che ciascuno di noi è un dono bello per gli altri, che "vale" per come è. "Educare è cosa del cuore", diceva d.Bosco: buttare il proprio cuore nelle relazioni senza paura di coinvolgersi troppo e soprattutto saper arrivare al cuore delle persone per accompagnarle nella crescita. Solo questo sa creare scintille nella loro vita e, di riflesso, anche nella mia. Essere educatori non significa essere più perfetti di altri, ma essere credibili attraverso la propria umanità, la propria sensiblità, che sa fermarsi, sa guardare, ascoltare e soprattutto non ha paura di correggersi davanti agli altri.

Educare contiene gli ingredienti di una caramella regalata ad un bimbo: qualcosa di cui ti privi per donarla all'altro, sapendo che gli fa piacere e facendolo solo per lui... con la speranza, ma non la certezza, che possa imparare questo gesto per farlo a sua volta verso qualcun altro ma, forse, tu.. non lo saprai mai. Per me è questo il contenuto da inserire in quel contenitore che è il termine "educatore". Non è facile riuscirci davvero; si tratta di iniziare, partire e ricominciare per ripartire di nuovo non solo con gli altri, ma anche su se stessi. Si tratta di capire Cosa è centrale nella mia vita, per rimandare anche la vita degli altri a quel Centro e non semplicemente alla mia bravura e alle mie capacità. Si tratta di essere ponte e non àncora; parola che sa essere carezza che genera vita e non masso che schiaccia... E allora cambio compagna di viaggio mettendoci un ingrediente in più che però, come il sale, sa fare la differenza: "Educatrice? - No, educatrice cristiana!" E così sebbene non bastino cinque anni di università, forse potrò un giorno avere comunque le "carte in regola". Questa è la mia meta. Si tratta di mettersi in cammino tenendo lo sguardo verso la direzione giusta e a quel punto, anche i piedi, conosceranno la terra giusta da calpestare.
Silvia

Link: Il tesoro nel campo - Seminario Diocesano di Torino

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