Oratorio Salesiano Chioggia

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L’importanza storica e pedagogico-spirituale delle memorie dell’oratorio (d. Aldo Giraudo)

Le Memorie dell’Oratorio rappresentano un elemento fondamentale per la spiritualità salesiana e la conoscenza della figura di Don Bosco perché in essa sono racchiusi i brani principali e più fondamentali della fondazione dell’oratorio (le MO hanno contribuito in modo determinante ad affermare l’immagine di Don Bosco allora ed in seguito specie nel periodo bellico quando don Ricaldone comprende l’importanza del testo fondativo per rigenerare l’identità salesiana e per ritornare alle intuizioni e alle esperienze originali di Don Bosco).

1. Storia e fortuna del testo: il testo delle MO è composto da DB tra il 1873 e il 1875 e in seguito continuamente integrato fino al 1879 al solo uso dei soci della Società Salesiana, poi lentamente diffusosi anche all’esterno della Congregazione (Lemoyne lo usa come traccia di compilazione delle MB, lo stile è certamente aneddotico ma anche in riferimento al genere della letteratura edificante. Occorrerà attendere la metà del Novecento per gli studi storico critici). Con alterne fortune il testo fu più volte studiato ed analizzato dai grandi storici della congregazione (Caviglia nel 1939, Auffray nel 1951, Bustillo 1955) anche per evidenziarne gli errori specie cronologici compiuti da Don Bosco nella sua narrazione. Sono quanto mai fondamentali le parole di Pietro Braido: «La data di composizione […] e le finalità dell’autore, obbligano a considerarle e a leggerle non come puro documento storico. Esse vogliono essere anzitutto e soprattutto una storia edificante lasciata da un fondatore ai membri della società di apostoli e di educatori, che dovevano perpetuarne l’opera e lo stile seguendone le direttive, gli orientamenti e le lezioni». Con gli anni emergeva sempre più la coscienza della necessità di studiare l’esperienza del fondatore al fine di sviluppare una profonda riflessione carismatica e identificativa.

2. «Un manuale di pedagogia e di spiritualità raccontata»: le MO hanno una primaria preoccupazione di definire il senso di un’esperienza educativa globale, sono il risultato di una riflessione che porta alla definizione del Sistema Preventivo e divengono una storia dell’Oratorio più con connotazioni teologiche e pedagogiche che storiche. Divengono pertanto uno scritto religioso e pedagogico su uno schema di aneddoti autobiografici scelti al fine di trasmettere al meglio l’operare divino. Le pagine di DB sono prevalentemente “Memorie del futuro” (cit. Pietro Braido) in quanto appare evidente come la preoccupazione di DB sia quella di trasmettere l’esperienza dell’oratorio (sempre alla luce dell’agire di Dio) come programma di vita ma anche punto di riferimento per i continuatori dell’opera.

3. Rievocazione narrativa di un’identità oratoriana: occorre evidenziare quelle che sono le “preoccupazioni” che muovevano DB a divenire scrittore. L’obiettivo non era di certo di natura scientifica e storica ma pedagogico ed educativo. Egli attua una rilettura dell’itinerario formativo personale, fa emergere anche tratti che ampliano la prospettiva in chiave educativa, generando le fondamenta del suo metodo preventivo. Le motivazioni che lo spingono alla scrittura in questo caso assecondano il desiderio del pontefice di dare organicità e chiarezza alla narrazione degli esordi dell’opera salesiana. A questa motivazione DB aggiunge anche la consapevolezza che prima di tutto l’oratorio è nato per iniziativa di Dio come strumento per la salvezza della gioventù, e dall’altra parte il contesto che lo portava sempre più a “farsi conoscere” sia dalle autorità civili che ecclesiastiche.

4. “Storia” dell’oratorio e “indole” autobiografica delle Memorie dell’Oratorio: l’intenzione di DB la si intuisce già a partire dal tiolo cioè fare memoria: non è intenzionato a consegnare la storia della propria vita, ma dalla preoccupazione di delineare le vicende che hanno portato alla nascita dell’oratorio, “filtrate” attraverso uno sguardo autobiografico (è in questo senso che la narrazione si ferma al 1855, cioè 20 prima della stesura del testo). Le “due storie” (personale e dell’oratorio) si intrecciano generando un movimento narrativo che guarda al passato per costituire riferimento per il futuro.

     Obiettivo: formazione e animazione in funzione di una missione, di un’identità e di un metodo;

     Destinatari: Soci salesiani (questo consente a DB di essere libero stilisticamente e formalmente);

     Metodo: coinvolgimento del lettore attraverso forme metanarrative (domande, anticipazioni).

     Finalità: superare le difficoltà future, prendendo lezioni dal passato e da Dio che opera in esso;

     Scelte narrative: i brani che evidenziano maggiormente la Divina Provvidenza all’origine di tutto;

     Prospettiva narrativa: è un racconto che privilegia il punto di arrivo della storia e tutto è filtrato in funzione dell’articolata e vivace realtà oratoriana, con i suoi fini e il suo metodo educativo.

5. Le Memorie dell’Oratorio come testo narrativo: il DB scrittore è sobrio, essenziale, chiaro (ha alle spalle diverse opere divulgative per i ceti più poveri e giovanili) ma al tempo stesso capace di descrivere l’ambiente e i personaggi profondamente (in questo senso ha ampio spazio la narrazione e i particolari del “sogno dei nove anni”). Egli alterna dialoghi con altezze spirituali e fondamentali per il proprio percorso vocazionale, a narrazioni più semplici, episodi quasi al limite dell’avventura, a caratterizzazioni buffe di personaggi. Lo sviluppo narrativo è parzialmente cronologico (non tutto viene narrato e a volte ci sono dei rimandi tra i vari brani) diviso in decadi e capitoli (oltre ad un’importante connotazione spaziale), ma che ad un livello più profondo nel quale appare uno sviluppo valoriale di DB e l’emergere progressivo delle caratteristiche dell’oratorio.

6. Percorsi di lettura e livelli di interpretazione: DB scrive a destinatari ben determinati, persone che condividono vitalmente i suoi valori e con lui hanno in comune linguaggio, mentalità, cultura e stile di vita e che necessitano di un recupero delle connotazioni originari del sorgere dell’oratorio: la realtà dei ragazzi che saltuariamente frequentavano i cortili o che DB andava a trovare sul lavoro, che assiepavano la cappella o qualche luogo di preghiera improvvisato e che si emozionavano a questa commistione di gioco e devozione, è una realtà ormai tramontata davanti al consolidarsi delle strutture e dell’organizzazione. La chiave interpretativa è quella di una storia provvidenziale condotta direttamente da Dio per la salvezza dei giovani. Partendo da questo dato si evincono diversi percorsi di interpretazione più profondi nei quali si è messi in contatto con la mentalità, le visioni e le convinzioni più care a Don Bosco.

Itinerario spirituale: la chiave interpretativa di una storia provvidenziale porta prima di tutto ad interpretare le MO come uno sviluppo spirituale in particolare riguardo due temi: la confidenza in Dio (già a partire dalla scena della morte del padre Francesco c’è un profondo affidarsi alla bontà misericordiosa di Dio; la confidenza in Dio è intesa quindi come abbandono fiducioso ma anche coraggiosa intraprendenza, atteggiamenti che corrispondono ad una risposta concreta alla chiamata di Dio)e la ritiratezza (intesa come cura dell’interiorità e fuga dalla dissipazione prende le mosse da episodi quali la Prima Comunione o nella descrizione del chierico Cafasso o alla lunga descrizione del cammino di discernimento vocazionale operato negli anni di Chieri in particolare sui consigli dati dal prevosto di Cinzano, don Comollo subito messi in pratica dal giovane Giovanni Bosco).

Itinerario educativo: il testo delle MO hanno lo scopo di definire una missione e un modello pastorale, il rendersi esplicito della preoccupazione di DB di consegnare ai soci salesiani un patrimonio di famiglia attraverso esperienze e fatti che veicolano valori, identità e metodo: la chiamata da parte di Dio (la sottolineatura della componente paterna della sua vocazione, la presentazione di un modello di pastore nel sogno dei nove anni); un modello di pastore (sintesi tra un modello pastorale tradizionale - specie nelle pratiche di pietà - uno stile familiare, la presenza di diversi sacerdoti presentati nel loro essere figure virtuose, elementi che generano una sintesi personale divenuta prassi salesiana - l’emblematica figura di don Calosso con la sua accoglienza e adozione paterna); la capacità di resistere alle tentazioni che insidiano il modello di pastore per i giovani (l’incapacità di incontro o l’atteggiamento distaccato di alcuni preti, una mondanità superficiale, il compimento parziale del proprio dovere, una mancata continua vigilanza).

Da queste premesse ne nasce un modello di pastore

… capace di leggere i segni dei tempi e trovarvi risposte educative valide;

… amorevole nell’accoglienza in contrapposizione con le posizioni di rifiuto;

… impegnato nella missione salvifica in maniera creativa e in ascolto dei gusti dei giovani;

… consapevolezza dell’urgenza educativa che comporta anche dei sacrifici.

 

sintesi a cura di Don Paolo De Cillia

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